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Sopravvivere alle profumazioni – Surviving fragrances

Fragranze sotto accusa
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Fragranze sotto accusa
Di Donatella Stocchi
Il marketing olfattivo finisce in tribunale
Le fragranze ambientali sono ormai una presenza costante in hotel, negozi, centri commerciali e altri spazi pubblici e sociali. Per molte aziende rappresentano uno strumento di marketing sensoriale, pensato per rafforzare l’identità del marchio e migliorare l’esperienza del cliente.
Per un numero crescente di persone, però, queste profumazioni non costituiscono un valore aggiunto, ma una fonte di malessere. L’esposizione alle fragranze sintetiche può provocare o aggravare sintomi respiratori, neurologici e cutanei, fino a rendere difficile o impossibile la permanenza negli ambienti in cui vengono diffuse. Il problema riguarda non solo i clienti, che possono scegliere di andarsene, ma anche i dipendenti, costretti a trascorrere l’intera giornata lavorativa respirando un’aria di cui non possono decidere la qualità.
La class action contro Marriott
Il dibattito è arrivato nelle aule di giustizia. L’8 maggio 2026 lo studio legale statunitense Cole & Van Note ha avviato una class action contro Marriott International, la più grande catena alberghiera del mondo, presente in 144 Paesi. La causa è intitolata Kovacs, et al. contro Marriott International, Inc., et al. ed è stata depositata presso il Tribunale distrettuale degli Stati Uniti.
Secondo i querelanti, Marriott diffonderebbe deliberatamente fragranze sintetiche nelle proprie strutture, esponendo clienti e lavoratori a sostanze che possono provocare effetti nocivi nei soggetti più vulnerabili. La causa sostiene che questa pratica impedisca alle persone affette da Sensibilità Chimica Multipla (MCS) o da sensibilità alle fragranze di accedere ai servizi alberghieri in condizioni di parità, configurando una violazione dell’Americans with Disabilities Act (ADA) – la legge statunitense che tutela le persone con disabilità – e di altre leggi statali.
L’obiettivo dell’azione legale è ottenere un provvedimento che obblighi la catena alberghiera a rendere le proprie strutture realmente accessibili anche a chi non tollera le fragranze artificiali.
Il danno delle fragranze
Secondo quanto riportato nella causa, oltre il 95% delle sostanze utilizzate nelle fragranze sintetiche deriverebbe da prodotti petrolchimici, comprendendo derivati del benzene, aldeidi e ftalati, sostanze indicate come interferenti endocrini e potenziali cancerogeni.
I querelanti attribuiscono a queste miscele la capacità di provocare mal di testa, crisi respiratorie, irritazioni cutanee, disturbi gastrointestinali, problemi cardiovascolari e alterazioni cognitive. Inoltre, una volta disperse nell’aria, le fragranze possono reagire con altri inquinanti presenti negli ambienti chiusi formando composti con un potenziale sensibilizzante e allergenico ancora maggiore.
Il diritto a respirare un’aria sicura
Uno degli aspetti più innovativi della causa è il richiamo al diritto di lavorare e usufruire dei servizi senza essere esposti a sostanze che possono compromettere la salute.
Se il cliente può scegliere di uscire da un ambiente profumato, il lavoratore non ha questa possibilità.
Secondo Scott Cole, fondatore dello studio legale promotore della causa, gli interessi economici non possono prevalere sul diritto delle persone ad accedere e lavorare negli ambienti in condizioni di uguaglianza e sicurezza.
L’obiettivo della causa è accertare la responsabilità sia dei vertici che definiscono le politiche e impongono l’utilizzo dei profumatori d’ambiente, sia di coloro che, all’interno delle strutture, danno attuazione a tali direttive e ne consentono concretamente l’applicazione.
Un nuovo rischio per le imprese
La causa sta attirando l’attenzione anche del mondo giuridico.
Lo studio legale Holland & Knight, analizzando il procedimento, osserva che gli hotel e le altre strutture ricettive che diffondono profumazioni ambientali potrebbero trovarsi esposti a un nuovo rischio di contenzioso.
Secondo l’analisi, molti sistemi di diffusione rilasciano le fragranze attraverso gli impianti di climatizzazione, ventilazione e riscaldamento degli edifici, con la conseguente esposizione dei dipendenti e dei clienti alle sostanze chimiche presenti nei profumi.
Per questo motivo Holland & Knight invita le aziende del settore a riesaminare le proprie politiche sulle fragranze, verificare le coperture assicurative per eventuali richieste di risarcimento, controllare le dichiarazioni pubblicitarie relative alla qualità dell’aria e conservare la documentazione tecnica sulle sostanze utilizzate.
Un precedente destinato a fare scuola
Il caso Marriott potrebbe avere conseguenze che vanno ben oltre il settore alberghiero. Se i tribunali dovessero riconoscere che le profumazioni ambientali costituiscono una barriera per le persone sensibili e vulnerabili, molte aziende potrebbero essere costrette a rivedere le proprie politiche sul marketing olfattivo.
La causa è appena iniziata, ma pone una questione destinata a incidere sul futuro di numerosi luoghi pubblici: fino a che punto una strategia commerciale può giustificare l’esposizione di clienti e lavoratori a sostanze che, per una parte della popolazione, trasformano un bene essenziale come l’aria in una barriera invisibile?
Donatella Stocchi – Terapista della Riabilitazione
Articolo pubblicato su Civicrazia
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Scritto da : AeS
Aromi e Salute
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