Voci Autorevoli
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Sopravvivere alle profumazioni – Surviving fragrances

Apocalisse tossica
Sezione dove temi e problemi sono affrontati a partire da contenuti autoriali e scientifici.
Apocalisse tossica
Loris Pasinato
La nostra vita, il mondo, la realtà: se guardiamo tutto con occhi ingenui, nel quadro che abbiamo davanti non ci apparirà niente di strano.
Tuttavia, perché gli ospedali sono pieni invece di essere vuoti? Perché se un giorno qualsiasi decidiamo di fare una sosta di fronte all’ingresso di un nosocomio ci accorgiamo che non esiste attimo in cui si fermi l’andirivieni costante che vede la gente entrare e uscire dalla porta? Forse non abbiamo i mezzi per fare ricerca e capire la vera causa delle malattie?
Magari risulta utile fare una rassegna delle nostre abitudini, anche quelle più banali, anche quelle che riteniamo più insospettabili da un punto di vista della pericolosità.
Le abitudini deleterie cominciano subito, al mattino, appena scendiamo dal letto: ovviamente tutti (o quasi…) sono ossessionati dalla necessità della doccia quotidiana, senza la quale non si potrebbe essere candidati all’interazione col mondo. Avere anche lontanamente la parvenza di trascuratezza, in questo mondo basato sull’immagine (e quindi sulla superficie) e su una sciocca “dinamicità lavorativa a 360º”, è uno stigma condannabile con l’indifferenza sociale, o peggio, con l’allontanamento.
Quindi, si parte con una doccia a base di shampoo e bagnoschiuma le cui formulazioni assomigliano più a un’arma chimica che non a un prodotto da mettersi addosso. Naturalmente il microbiota della pelle (di cui i più ignorano l’esistenza) ne esce massacrato, ma non importa, la priorità è che ci resti appiccicato l’odore di qualche disgustosa fragranza artificiale – disgustosa per chi non ha ancora compromesso il senso dell’olfatto. L’assuefazione a tutti questi prodotti chimici è tale che oramai a livello inconscio si è instaurato un meccanismo che induce a pensare che chi non odora di chimico non si lava. Ma quando è cominciato tutto questo delirio?
Sebbene non si sia ancora giunti al punto di considerare il sistema immunitario come “una teoria cospirazionista ormai superata”, siamo certamente sulla buona strada. Genitori che vanno nel panico se vedono il proprio figlio mettere in bocca della terra, e tuttavia è sufficiente rivolgersi alla generazione dei nostri nonni e farsi raccontare quelle che erano perlopiù le condizioni di vita e di igiene nemmeno un secolo fa, soprattutto tra le famiglie contadine. Infatti l’apocalisse chimica inizia col secondo dopoguerra, quando c’era anche la necessità di smaltire in qualche modo i residui dell’industria bellica.
Ma proseguiamo con la rassegna delle nostre normalissime abitudini. Dopo esserci fatti una bella doccia con acqua clorata (a norma di legge naturalmente) e insaponati con roba immonda, magari ci mettiamo una bella crema per il corpo, tralasciando di guardarne l’etichetta perché altrimenti ci viene uno spauracchio da quanto è lunga e da quanti sono i componenti dai nomi strani. E poi i capelli, mica basta uno shampoo: ci vogliono almeno un altro paio di prodotti perché sennò non hanno un aspetto vivo e non tengono la piega che vogliamo.
Non dimentichiamoci poi altre cose fondamentali: 1) lavarci i denti con un dentifricio al fluoro neurotossico e qualche antimuffa chimico; 2) metterci un buon deodorante ascellare perché è una delle zone della pelle che più assorbe contaminanti e quindi bisogna approfittarne; 3) il trucco, mai uscire di casa senza, ti vedrebbero per quello che sei, meglio con un po’ di petrolio in faccia.
Ora passiamo all’abbigliamento. Cosa direste se qualcuno vi consigliasse di vestirvi con della plastica? Direste che è pazzo, vero? Ebbene la maggioranza della gente si veste di plastica. Incredibile? Cosa sono i tessuti sintetici come poliestere, acrilico e nylon, se non plastica? E la gente se li mette anche a diretto contatto con la pelle, la quale appunto non può espletare altro che una delle sue funzioni: assorbire.
Se coi vestiti si assorbisse solo plastica sarebbe già qualcosa, ma il problema è che gli stessi vestiti sono stati lavati con detersivi aggressivi e ammorbidenti iperprofumati, anch’essi dotati di formulazione da arma chimica di tutto rispetto.
Ma non è certo solo la pelle ad assorbire, lo fa anche l’apparato respiratorio attraverso i polmoni così come l’apparato digerente a cominciare dalla bocca, dove si deposita una miriade di quelle particelle mortifere con la parvenza di buon odore.
Tutto questo è peggio di un bombardamento a tappeto, perché la quantità di queste bombette chimiche miniaturizzate è incalcolabile: milioni, miliardi, trilioni di particelle che diventano un aerosol quotidiano. E chi va in giro così conciato diventa a propria volta una bomba chimica ambulante: se a trucco e parrucco ci aggiungiamo un bel tocco di profumo facciamo l’en plein, in modo da lasciare ovunque si passi una scia di aria irrespirabile per decine di metri. Si salvi chi può.
Continuiamo con la nostra giornata. La colazione è all’insegna della fretta perché bisogna correre al lavoro: un cornetto, qualche biscotto, fatti non si sa con quale farina, magari di frumento proveniente dal Canada stracolmo di glifosato e pesticidi. Poi non c’è nemmeno il tempo di preparare il caffè con la moka, da anni si è passati alle capsule, quelle delle macchinette che fanno il caffè velocemente, riempiendolo di microplastiche (onnipresenti, nevvero?) e alluminio. Ma vabbè, è la vita moderna.
Appena si esce di casa, come d’accordo, arriva la donna delle pulizie. Si prenderà cura lei di tutto. Ma vediamo come. La zelante signora apre gli sportelli sotto il lavello della cucina e prende le “pozioni magiche” per creare in tutta la casa quel lezzo nauseabondo che alcuni chiamano “profumo di pulito”. Si comincia dal bagno, che ovviamente a differenza dei secoli e millenni precedenti è diventato un covo di batteri mortali, e allora giù di candeggina, qualcosa che distrugge la vita dalla sua base: i microrganismi.
Perché, vedete, tutto possiede un microbiota, anche i posti più artificiali e isolati creati dall’uomo, e se anche ci si accanisce per distruggere la vita, questa – per fortuna – vince sempre sul delirio umano. Ma un appunto è doveroso: tornando ai nostri cari ospedali, a causa dell’uso di prodotti aggressivi per la pulizia si vanno formando batteri sempre più resistenti, e allora lì sì che diventano un problema, poiché quando si finisce all’ospedale non si sta esattamente bene, ma si è fragili e deboli. Provate a fare una ricerca sulle infezioni ospedaliere e magari vi passa la voglia di farvi ricoverare.
Nel frattempo la donna delle pulizie di casa nostra mica si è fermata: dopo aver (s)terminato il bagno, sta passando diligentemente il mocio ovunque con un detergente al profumo di lavanda (no no, niente paura, non è lavanda naturale, è un composto chimico che scimmiotta l’odore della lavanda).
La polvere dei mobili credeva di essere al sicuro? Macché. Come dite? Basterebbe un panno umido per rimuoverla? Perché usare solo acqua quando sugli scaffali del supermercato avete a disposizione un prodotto specifico per qualsiasi scopo? Suvvia, non scherziamo.
Da ultimo, neanche una povera colonia domestica di formiche risultava essere al sicuro: perché non dovrebbero avere anche loro il diritto di esistere? Cos’è l’uomo, un essere speciale con licenza di sterminio su qualsiasi altra specie? Ma la donna delle pulizie non si faceva queste domande e, presa in mano una bella bomboletta di insetticida, senza remore ne ha spruzzato in abbondanza debellando la colonia. Nessuna sirena, nessuna campana, nessuna messa, la colonia di formiche ha subito il crimine in silenzio, nobilmente, nell’umana e ottusa indifferenza.
Ecco, dopo questa carneficina la casa è bella che pulita: essa è diventata la Chernobyl nostrana, ah no aspetta, persino a Chernobyl ci cresce qualcosa, invece il pavimento di casa nostra è così asettico che non c’è pericolo.
In ufficio la musica non è tanto diversa, solo che la donna delle pulizie ha compiuto i misfatti appena prima dell’arrivo del personale. Ah! Ma in ufficio c’è un nuovo intruso! Attaccato alla parete c’è un diffusore di profumo… ovvero quel liquido schifoso che dalla boccetta (di plastica ovviamente) viene immesso nell’aria attraverso l’energia elettrica, quindi subendo una qualche trasformazione mostruosa.
Quell’aria pesante, difficile da respirare, quasi ci faceva dimenticare l’appuntamento dalla parrucchiera. Ma siamo in tempo. Come da programma abbiamo sbrigato le faccende importanti e ci siamo potuti liberare per concederci un’oretta di cura del nostro aspetto e, perché no, un po’ di chiacchiere. L’aria dalla parrucchiera è, se possibile, ancora peggio di quella dell’ufficio dotato di profumatore. I prodotti per capelli ormai hanno impregnato pareti, mobili e oggetti fino a un punto di non ritorno.
Viste le temperature tiepide la porta del salone era aperta e i suoi miasmi arrivavano a sentirsi in un raggio di decine di metri. Ah, di quale materia è fatto il sex-appeal moderno! Cosa diamine dovrebbe avere a che fare una sostanza chimica estranea alla vita con la seduzione? Di fatto, tutti questi composti chimici non sono la celebrazione della vita, ma l’esatto opposto: la celebrazione dell’antivita, la morte. A proposito, cosa significa antibiotico? Anti vuol dire contro e bio vuol dire vita: contro la vita.
Dopo una giornata di lavoro comunque stressante e snervante per il quale in certi momenti ci chiediamo il senso, prima di rientrare a casa dobbiamo passare anche al supermercato. Appena si entra si è subito investiti da quell’aria tipica che è un misto di prodotti per la pulizia e imballaggi vari. È buffo che si vada a comprare roba da mangiare proprio in un luogo che sa di chimica 365 giorni all’anno.
Anche qui le pulizie deleterie hanno un ritmo circadiano fisso e sono sempre di quelle che mirano a fare tabula rasa della vita. I poveri microrganismi – proprio quelli di cui siamo pieni nel nostro intestino, dato che senza di loro non saremmo qui a parlarne – devono ricominciare a rigenerarsi ogni volta, ma la natura è così misericordiosa con l’idiozia umana che, in silenzio, ricomincia il suo ciclo non appena la si lascia in pace.
Frutta e verdura sfuse non hanno scampo: vengono sistematicamente ricoperte di quelle particelle chimiche immonde. E i banchi di salumeria e rosticceria? In totale balia di detergenti spruzzati con noncuranza. Banchi, vasche, affettatrici: tutto viene passato e ripassato con detergenti che a norma di legge (…!) non hanno bisogno di risciacquo. Certo, siccome lo dice la legge allora i tumori si intimoriscono e indietreggiano.
L’alternativa sono i prodotti confezionati, e ancora una volta ci imbattiamo nelle microplastiche: tutto è avvolto nella plastica, plastica che tra l’altro ha una notevole capacità di assorbire proprio quell’aerosol perenne che è l’aria di un supermercato.
Fateci caso, se provate ad annusare la merce plastificata che portate a casa potete constatare che odora “di supermercato”.
Tuttavia, bisogna pur mangiare, e andare in cerca di alimenti più genuini è proprio una fatica che non ci sentiamo di assumerci. Certo, ci sono i supermercati biologici, ma non sono del tutto esenti dalla chimica, soprattutto quella dei prodotti per la pulizia. E allora biologico, sì, ma fino a un certo punto.
Ma ormai siamo stanchi. È quasi sera e dopo una giornata di lavoro non abbiamo tanta voglia di impegnare la mente in questioni difficili. Torniamo a casa. Sarà per un altro giorno.
Oggi toccava il cambio delle lenzuola, che la signora delle pulizie non ha mancato di eseguire. Quelle lenzuola che, fresche di fragranza rinnovata, ci accoglieranno nel loro abbraccio mefitico per traghettarci in un nuovo giorno dove ricominceremo a respirare di tutto, senza soluzione di continuità, finché il corpo non dirà: basta.
Immaginate, ora, per un momento, che esistano delle persone che non riescono più a tollerare minimamente questi livelli di inquinanti micidiali che sono la normalità per la maggioranza della gente, e che quindi li debbano evitare a tutti i costi. Ma dai, direte voi, come potrebbero esistere siffatte persone! Si tratterebbe di una condanna atroce! Non si potrebbe più vivere!
Ebbene, non solo esistono queste persone, ma la patologia di cui soffrono è già studiata e catalogata da molto tempo: si chiama MCS, Sensibilità Chimica Multipla.
Ma come dobbiamo chiamare l’altra malattia, quella ben più grande, enorme, gigantesca, quella che l’essere umano sta infliggendo con spensieratezza al pianeta con un inquinamento che non ha pari nella storia?
Apocalisse tossica – Loris Pasinato
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Scritto da : AeS
Aromi e Salute
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