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Sopravvivere alle profumazioni – Surviving fragrances

I detersivi per il bucato e il loro impatto sull’ambiente
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I detersivi per il bucato e il loro impatto sull’ambiente
(Donatella Stocchi)
Un gesto quotidiano, un impatto invisibile
I detersivi per il bucato sono prodotti ampiamente utilizzati ma hanno un impatto significativo sull’ambiente. Durante tutto il loro ciclo di vita – dalla produzione allo smaltimento – rilasciano sostanze che possono contaminare aria, acqua e suolo. Nonostante ciò, molti consumatori scelgono questi prodotti più per il profumo e l’efficacia percepita che per la loro sostenibilità, prestando poca attenzione alle etichette e ai simboli di pericolo.
Regolamenti
I detergenti rientrano in una legislazione specifica del Regolamento (CE) n. 648/2004 che sarà sostituita dal Regolamento (UE) 2026/405 nel settembre 2029 e devono inoltre obbligatoriamente essere conformi al Regolamento europeo relativo alla classificazione di pericolo, all’imballaggio e all’etichettatura dei prodotti chimici (Regolamento CLP (CE) n. 1272/2008).
Etichette e simboli di rischio
La normativa europea impone l’indicazione di pittogrammi di pericolo sui detergenti. Tra questi, il simbolo “pericoloso per l’ambiente (pesce e albero morto)” segnala che il prodotto contiene sostanze chimiche pericolose che, una volta disperse nelle acque reflue, possono costituire un danno ambientale nel lungo periodo per gli ecosistemi terrestri e acquatici. Possono inoltre essere presenti simboli che indicano se il prodotto è rischioso (infiammabile, tossico, corrosivo, nocivo, irritante e sensibilizzante). Leggere l’etichetta è fondamentale per un uso consapevole e sicuro.
Composizione chimica dei detersivi
I detersivi sono miscele complesse che includono tensioattivi e coadiuvanti di lavaggio. I tensioattivi, in parte di origine petrolchimica, non sono completamente biodegradabili: è infatti richiesta una biodegradabilità superiore al 60%. Il regolamento stabilisce anche quali ingredienti hanno l’obbligo di essere indicati in etichetta indipendentemente dalla concentrazione, tra cui disinfettanti, enzimi, sbiancanti ottici, profumo e conservanti. Le fragranze allergizzanti e sensibilizzanti presenti nella miscela denominata “profumo” devono essere dichiarate in etichetta a partire da concentrazioni superiori allo 0,01%.
Alcuni di questi additivi sono difficili da eliminare negli impianti di depurazione.
Dall’acqua ai danni agli ecosistemi
Una volta dispersi nei corpi idrici, molti componenti dei detersivi contribuiscono al fenomeno dell’eutrofizzazione: un eccesso di nutrienti che favorisce la proliferazione algale e la riduzione dell’ossigeno nell’acqua. Questo processo mette a rischio la sopravvivenza di numerose specie acquatiche e contribuisce al degrado degli ecosistemi. Grazie allo sviluppo di nuove tecnologie, è stato possibile individuare uno dei problemi più rilevanti in ambito ambientale: la presenza dei contaminanti emergenti. Dagli anni 2000, anche le fragranze contenute nei prodotti per la cura della persona sono state riconosciute come una delle classi di contaminanti presenti negli ecosistemi acquatici.
Non solo ambiente: i rischi per la salute
Alcuni conservanti, come gli isotiazolinoni, possono provocare allergie, dermatiti e irritazioni, anche a basse concentrazioni. Anche le fragranze, spesso presenti in quantità elevate, sono sensibilizzanti e allergeni noti. Residui di detersivo possono rimanere nei tessuti anche dopo il lavaggio, entrando in contatto diretto con la pelle. Qualsiasi prodotto applicato sulla cute impiega solo 26 secondi per entrare nel flusso sanguigno. I consumatori non sono consapevoli che indossano letteralmente i detersivi che usano per il bucato e il profumo che emanano.
Il mito del profumo del pulito
La forte profumazione dei capi è spesso il risultato di strategie di marketing. Tuttavia, queste sostanze contribuiscono all’inquinamento dell’aria indoor e outdoor, e sono una sorgente di disturbi per le persone fragili e gli animali domestici. La dicitura “ipoallergenico” non assicura l’assenza di sostanze allergeniche e sensibilizzanti e non sempre garantisce sicurezza reale per il consumatore. È prevista l’entrata in vigore del Regolamento (UE) 2023/1545 a luglio 2026 che prevede l’obbligo di etichettatura di più di 80 fragranze allergeniche sia naturali sia di sintesi nei prodotti cosmetici se superano i valori soglia (0,001% per il leave-on, 0,01% per il rinse-off). Un eccesso di superprofumazioni comporta danni alla salute paragonabili all’esposizione al fumo di tabacco attivo e passivo.
Impatto degli imballaggi
Oltre agli ingredienti chimici, anche le confezioni contribuiscono all’impatto ambientale. Flaconi e imballaggi in plastica aumentano la produzione di rifiuti, aggravando ulteriormente il problema dell’inquinamento globale. Sulle spiagge di mare si trovano ancora rifiuti spiaggiati di plastica vecchi di oltre cinquant’anni visibili anche nel museo virtuale di Archeoplastica.
Cambiare è possibile
Ridurre l’impatto ambientale dei detersivi è possibile, scegliendo prodotti più ecologici, utilizzando dosi corrette e preferendo formulazioni meno aggressive, limitando l’uso di ammorbidenti ed evitando i superprofumatori del bucato. Una maggiore informazione e consapevolezza dei consumatori è fondamentale per proteggere l’ambiente e la salute. La Petizione in esame in Parlamento e presentata in Senato venerdì 27 marzo indica proposte concrete che devono essere subito tramutate in normativa idonea.
Articolo originale pubblicato il 22 marzo 2026 su Battaglie Civicrazia
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Scritto da : AeS
Aromi e Salute
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